Esattamente un anno fa, durante il corso del Prof. Marco Stancati, abbiamo assistito alla presentazione di una strategia di marketing inedita: quella di Fiat 500. Stefano Stravato e Stefano Casanova raccontarono a noi studenti della Sapienza la costruzione di un brand e di un prodotto attraverso la piattaforma 500 wants
you.
A un passo dal primo compleanno dell’auto, abbiamo cercato di capire dove sia la vera forza di questa esperienza: secondo noi il legame tra la 500 e il suo pubblico ricalca quello tra genitore e figlio. Questo la differenzia dagli altri esempi di buon utilizzo del Web 2.0 da parte di aziende (come Ducati e Mini) che legano prodotti e consumatori con un rapporto di “fidanzamento”.
Gli iscritti a 500 wants you, ad oggi oltre 120 000, sono stati coinvolti nella creazione del prodotto tanto da
percepirlo come un figlio: hanno potuto trasferire alla 500 parte della loro personalità e delle loro caratteristiche. Tutto questo aiutato dal linguaggio utilizzato dagli autori della campagna: l’ecografia e i nove mesi di gestazione hanno rafforzato l’idea dell’attesa della propria “bambina”.
Il successo dell’iniziativa è evidente, tanto che oggi Fiat può tornare a parlare delle performance del suo prodotto e non solo dei suoi valori, con la nuova campagna di spot televisivi “Ogni Fiat è 500% Fiat”.
Ci sembra anche un modo di riallacciare i legami tra 500 e le altre auto della casa torinese, proprio per evitare una problematica che potrebbe presentarsi nel lungo periodo. Quale potrebbe essere la reazione di questi consumatori così coinvolti nell’esperienza attuale del brand 500, di fronte a nuovi modelli o al cambio della propria vettura? Sostituiranno la loro “bambina” con un’altra Fiat, o cercheranno altrove una nuova relazione forte?
