Interbrand, la società americana che in fatto di brand (e misurazione del valore delle marche) “fa scuola”, sale in cattedra e stila un promemoria sui princìpi che guidano i brand manager odierni, o almeno quelli della classifica Best Global Brands 2008.
Noi non possiamo che tradurre e prendere appunti.
Lezione 1: Il coinvolgimento con il brand è cruciale.
Si sente parlare sempre più di employer branding e coinvolgimento dei dipendenti. In Italia, la medaglia d’oro del posto di lavoro ideale risulta essere Ferrari, dove i lavoratori condividono appieno i valori del brand e se ne fanno portavoce all’esterno.
Lezione 2: I brand del lusso seguono le maree dell’economia globale, ovvero riescono sempre a stare a galla con il “mare grosso”. Anche in periodi di crisi, come quello attuale, possono contare sui loro consumatori più fedeli. Le aziende devono lavorare per averne tanti e tenerli sempre legati al proprio brand.
Lezione 3: Conosci te stesso e costruisci fedeltà negli altri. La lezione sembra banale, ma non è detto che tutti la seguano. Ancora oggi tante aziende parlano di bei valori ma senza farsi guidare da questi nel loro lavoro quotidiano.
Rispettare le promesse fatte ai consumatori è un diktat che non può essere ignorato.
Lezione 4: I brand definiscono i confini dell’economia globale.
Interbrand ci suggerisce che il legame con un territorio o uno stato particolare è ancora uno strumento forte per chiarire l’identità di un brand. Tanto forte da ribaltarsi: oggi, addirittura, i brand definiscono i confini dell’economia molto più delle singole nazioni. Pensare all’Italia, ad esempio, non significa pensare allo stato in sé ma ai suoi marchi famosi in tutto il mondo.
E l’ultima lezione, quella che a noi sembra tanto radicale quanto, molto spesso, trascurata: La tecnologia continua a dare potere ai consumatori. Perché, allora, ancora così poche aziende si rendono conto che la Rete cambia in modo radicale il pubblico ed è anche una risorsa chiave?


