Una persona può essere un
brand. L’esempio classico, in questi casi, è un calciatore:
Beckham,
Totti, Maradona (la scelta dei nomi è casuale e non corrisponde a nessuna fede calcistica!) sono tutti personaggi che sono riusciti, a partire dal loro lavoro, a sfruttare le loro caratteristiche per parlare anche di altro. Grazie a questo sono stati
testimonial, hanno fatto linee di prodotti con il loro nome, hanno fondato associazioni: sono diventati marchi.
Novembre, Stati Uniti d’America. Anche qui ci troviamo di fronte a due brand-persona forti: Barack Obama e John McCain, al pari di due competitor sul mercato (passiamo la metafora) puntano sulle loro peculiarità per raccontare due storie diverse, due mondi di valori che si sfidano e si oppongono per raccogliere consensi tra gli elettori, i loro “consumatori”.
Come un’azienda che sceglie il logo/simbolo per racchiudere il messaggio che vuol comunicare, anche Obama e McCain si sono trovati di fronte alla sfida della creazione dei propri marchi.

E se guardiamo con attenzione la “o” di Obama, questa racchiude un sole che sorge ed illumina un campo definito dalle strisce della bandiera americana. I colori utilizzati, non a caso, sono rosso, bianco e una tonalità chiara di azzurro. Ritroviamo in questo logo il rinnovamento, l’alba di un nuovo giorno di cui un personaggio giovane, di colore e contemporaneo, come il candidato democratico, si fa paladino.
Dall’altra parte la tradizione, l’eredità dell’orgoglio americano che si legano al passato militare di McCain e dell’America sono sintetizzati in un logo squadrato, in cui campeggia la stella presente sulle mostrine dei soldati. L’U.S. Navy è richiamata anche nei colori utilizzati: oro e blu. Il racconto di McCain ai suoi elettori è chiaro: sicurezza, stabilità ed onore.
Il logo non è un elemento da sottovalutare, soprattutto in fase di costruzione dell’identità. Anche politica.