Archivio per maggio 2008

Un packaging chiamato Ipod

L’altro giorno, una frase del Prof. Rea, mi ha suggerito una nuova riflessione su Apple e Ipod, di cui avevamo già parlato qui. “Steve Jobs non ha fatto un prodotto, ma un packaging. Grazie a questo è riuscito a creare una nuova categoria di beni: non il lettore MP3, perché esisteva già, ma l’Ipod“.Due pensieri.

Ovviamente Apple store New Yorksi tratta di un concetto di “confezione” inteso in senso lato: non solo scatole e sacchetti, ma tutto quello che “riveste” il cuore del prodotto stesso.
Anche per Ipod si può parlare di packaging come un vero e proprio strumento di comunicazione a disposizione dell’azienda; non è forse questo il primo punto di contatto tra brand e cliente sul punto vendita?

D’altra parte, però, il primo pensiero necessita del secondo: si può fare della buona comunicazione anche con il packaging, solo se il prodotto è di ottima qualità.

Spero di aver precisato cosa intendevamo per “innovazioni” nel nostro post precedente.

Veronica

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Espressamente: vera espressione di Illy?

Amo il caffè in modo maniacale. Per questo non posso che essere sensibile alle iniziative dei brand associati a questo prodotto. Un pomeriggio in un centro commerciale romano mi ha dato lo spunto per questo ragionamento: appena entrata mi sono imbattuta in uno dei tanti Espressamente Illy, bar monomarca dell’azienda triestina. È bastato un rapido giro sul web per capire la filosofia che guida l’iniziativa: “una catena internazionale del caffè di design,…, un ambiente raffinato, accogliente, elegante in cui cultura del caffè e amore per l’estetica si fondono.”

Ma dove sono questi valori nell'”anonimo” bar che mi sono trovata di fronte? Il colore rosso del logo Illy, il metallo e le forme rotondeggianti dei barattoli di caffé che “arredano” lo spazio, sono un forte richiamo al mondo della marca. Ma al di là di questo è difficile ritrovare quella sensazione di “esclusività” della cultura del caffé Made in Italy che è negli obiettivi dell’azienda: il caffè si prende in piedi, velocemente, nel passare da un negozio ad un altro, niente invita ad una sosta tranquilla. Al contrario il punto vendita inserito nella prestigiosa location della Galleria Alberto Sordi di Piazza Colonna è strumento perfetto per veicolare i valori di questo brand. Qui si incontrano: tavolini comodi e camerieri in divisa che contribuiscono a fondere insieme il lusso di questo luogo dello shopping e la raffinatezza del gusto Illy.

Allora mi chiedo due cose. Perché Illy, già presente con il suo prodotto in innumerevoli bar italiani, sente il bisogno di essere presente ovunque, con i propri punti vendita, senza troppa selezione? In questo modo il brand non rischia di comunicare due messaggi diversi al consumatore che incontra Illy nel centro storico di Roma, e a quello che se lo trova di fronte in un qualsiasi centro commerciale?

Maria Laura

Vogliamo parlare di Ipod

Logo AppleLo sappiamo, è un argomento inflazionato ma nei giorni scorsi abbiamo fatto un pensiero sentendo parlare di brand extension. Il settore citato era l’automotive ed il discorso era incentrato su come cercare di attirare fin da oggi l’attenzione di consumatori che adesso si trovano in fasce di età (e soprattutto di spesa) che non permettono loro di acquistare i potenti ed eleganti modelli della casa automobilistica in questione. L’obiettivo per l’azienda è: “allargare” il proprio mercato nel tempo, ovvero coinvolgere clienti che oggi non mi possono acquistare ma che domani lo faranno poiché innamorati e ormai legati al mio brand. La soluzione? Un’auto piccola che diverte e mantiene i valori estetici e di performance delle auto di grossa cilindrata, mantiene un premium price anche se “sopportabile”, proprio perché piccola, e soprattutto è specchio dei valori fondamentali del brand. Che idea meravigliosa, pensiamo.

E qui arriva il pensiero su Ipod. Crediamo che, oltre che essere un prodotto cult per caratteristiche tecniche ed estetiche, oltre ad aver creato un nuovo mercato (cosa difficile e sempre più rara) Ipod possa essere considerato di fatto come la piccola auto dell’esempio, ovvero una “chiave” di accesso per l’azienda a coloro che oggi utilizzano PC ma che magari domani, dovendo sostituire il proprio computer e ormai innamorati di Apple e soprattutto del “mondo Apple” scelgano un Mac Book… In poche e semplici parole: allargare le categorie di prodotto ma “ridurre” le dimensioni di quest’ultimo per conquistare, attraverso oggetti più piccoli ed accessibili economicamente, l’amore dei clienti. Questi poi, di fronte ad un acquisto più importante, saranno già, in qualche modo, legati alla marca. Non sappiamo se questo pensiero sia stato fatto anche dai manager Apple, soprattutto non sappiamo se questo sia stato fatto in fase di progettazione di Ipod, visto che le novità che questo dispositivo portava con sé erano già numerose ma tant’è: l’incremento strepitoso che Ipod ha portato al brand Apple può essere considerato frutto anche di questa concezione.
Noi, che abbiamo portatili di prima generazione, un occhio al Mac lo diamo… post politically uncorrect?!?!

Quando scuola era solo Invicta

 Iniziamo da noi e da un brand che per chi è nato all’inizio degli anni ’80, ha caratterizzato un’epoca.

Come dimenticare le gite delle elementari, andare a dormire presto la sera perché arrivasse subito il giorno dopo, alzarsi la mattina prima ancora del suono della sveglia, credersi grandi perché andavamo in giro senza genitori, ridere con i compagni e sentirsi liberi quando ogni tanto le maestre si distraevano. Invicta, per noi, racchiude tutto questo, con i suoi indimenticabili zainetti: non quelli super-colorati che riempivamo di libri di scuola, ma quelli a strisce, di tela, leggeri, che avevano sempre l’odore del pranzo al sacco che ci preparava la mamma.

Che fine hanno fatto? Su internet ci sono poche tracce di loro e i bambini non li usano più. Ma l’azienda non è scomparsa: sul sito parla dell’intenzione di aprire un museo ed ha indetto un concorso per la nuova campagna pubblicitaria. Tutto questo, in piena filosofia user generated content. Che sia in atto un rilancio del brand e dei mitici zainetti? Magari saremo proprio noi, i bambini degli anni ’80, il pubblico privilegiato di questa rivitalizzazione di Invicta… dopotutto, non eravamo sempre noi ad andare in gita con le All Star della Converse? Noi, un pensiero ce lo faremmo!!


branding steps

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