L’ “all black” di Alixir

Barilla ha scelto per la nuova linea di prodotti Alixir un packaging davvero insolito. Pane, cereali, succhi di frutta e barrette sono racchiusi in confezioni completamente nere e che non lasciano intravedere il contenuto.
bevanda AlixirMa mi chiedo: quanto questo può essere accattivante per il consumatore? Ho fatto alcune ricerche ed ho scoperto che era forte la volontà di distinguersi dal resto dei prodotti simili. Questo scopo sicuramente è stato raggiunto: è impossibile non notare la “macchia nera” dei prodotti Alixir sugli scaffali dei supermercati.
Ma questo spirito guidato dal design è sufficiente per invogliare all’acquisto il consumatore che ha bisogno di vedere e capire all’istante che cosa sta comprando?

Maria Laura

10 Responses to “L’ “all black” di Alixir”


  1. 1 baldo 4 giugno, 2008 alle 3:39 pm

    mah, che non sia che il colore da astuccio da diamanti provi a giustificare prezzi doppi (se va bene) di quelli della concorrenza?🙂

  2. 2 welovebranding 6 giugno, 2008 alle 12:41 pm

    @Baldo Può essere. a questo proposito abbiamo letto post interessanti su altri blog. Come questo: http://ovosodo.blogspot.com/2007/10/pane-alixir-lo-compreresti.html

    In realtà ieri abbiamo assistito ad un intervento di un dirigente di una grande catena distributiva. Anche lui, interrogato su questo nuovo brand e sul packaging in particolare, ha espresso perplessità definendo quest’ultimo poco da supermercato e “molto da farmacia”. La nostra impressione è che i “salti” che Barilla ha fatto con Alixir, rispetto ai suoi prodotti tradizionali, siano veramente troppi!

  3. 3 Il Morello 8 giugno, 2008 alle 10:02 pm

    Credo che viviamo nel’epoca del tatto, nella quale l’immagine associata a tutti i prodotti è funzionale alla incontrollabile e inconscia voglia di toccarli. Ecco perchè il nudo femminile funziona sempre, ecco perchè i prodotti sono sempre schierati a 45 gradi nelle immagini pubblicitarie, ecco perchè il tuttonero di alixir non funziona…
    PS Bel blog!!!!

  4. 4 welovebranding 8 giugno, 2008 alle 10:58 pm

    Hai ragione, questo packaging impenetrabile non invoglia certo il consumatore a stabilire un primo “contatto”.
    C’è anche dell’altro però. Ad esempio la stilizzazione dell’immagine sulla confezione (nel caso del “nostro” succo era una buccia d’arancia che richiamava la forma dell’intestino) fa riferimento solo alla funzione benefica e non alle proprietà gustative!

    PS Grazie del complimento!

  5. 5 Il Morello 9 giugno, 2008 alle 10:10 am

    Troppo razionale per un’acquisto d’impulso, non trovi?

    Mi pare l’ennesimo tentativo di markettare una commodity per creare margine e distanziare le private label.
    Chi ci è riuscito (mi viene in mente Eridania con lo zucchero o Illy col caffè) o aveva una situazione di monopolio (oltre che un grande potere contrattuale con i nostri amici di Coop ed Esselunga) oppure ha investito soldoni in pubblicità poco convenzionale per il segmento (e non mi pare l’epoca storica più adatta a grandi budget).

    Alixir lo compreranno in pochi, più o meno gli stessi che mangiano il sushi. A meno che non si rivoluzioni la distribuzione (palestre?). O non si investano grossi quattrini.

    Much love for welovebranding!

  6. 6 welovebranding 11 giugno, 2008 alle 8:18 am

    Dubbi sul fatto che Alixir sia effettivamente una commodity, e suprattutto dubbi sul fatto che serva a distanziare le private label, non mi viene in mente un competitor diretto che proponga la stessa tipologia di prodotto.

    Se penso a prodotti paragonabili a quelli Alixir mi vengono in mente i “latti funzionali” Parmalat (tipo Zymil, Omega 3, Physical,..): però, nessuno di essi è semplicemente succo di frutta, biscotti o latte ma sono tutti “prodotti per il benessere”. Per questo buona l’idea di rivedere la distribuzione; palestre? perché no?

  7. 7 Il Morello 12 giugno, 2008 alle 11:53 am

    Pane, cereali, succhi di frutta e barrette penso proprio che siano definibili come commodities.
    Inoltre, trovo che sia più facile distanziare nel margine con un prodotto tipo Alixir (o Piccolini, ad esempio) piuttosto che con gli Spaghetti n. 5, che coprono una fascia di mercato dove ormai i prodotti a marchio Coop, Sisa, Carrefour, Esselunga Bio, ecc. o gli equivalenti Rummo, Valentini, ecc. (prodotti a marchio indipendente ma strozzatissimi nei margini dalla GD, quindi sostanzialmente “gestiti” dalla GD stessa) hanno invaso gli scaffali.
    Per ciò che riguarda l’idea delle palestre, propongo di presentarla a Barilla e farci pagare la consulenza…

  8. 8 Il Morello 12 giugno, 2008 alle 12:09 pm

    Mi viene in mente una cosa: qualcuno mi sa dire se per caso alla Coop il reparto parafarmacia sta vicino a quello del pane o dei succhi di frutta?

  9. 9 Monica 26 agosto, 2008 alle 2:39 pm

    Il pack di Alixir lo trovo molto bello e sicuramente ci comunica l’intenzione di qualcosa di tecnologico associato all’alimentazione.
    Peccato che come “zonista” trovo che il prodotto, così povero di proteine, non possa funzionare in palestra.
    Non credo che renda immuni alle malattie o che rallenti l’invecchiamento, probabilmente è un po’ meno malsano dei prodotti che sono usi alla GDO, ma ancora lontano dalla qualità che ci promette una estetica così futuribile.

  10. 10 daniela 4 novembre, 2011 alle 10:33 pm

    ciao ragazzi sono una studentessa alle prime armi…con un progettino marketing da guerra mondiale da consegnare a breve…che riguarda proprio l’insuccesso della linea alixir…sono piacevolmente capitata tra i vostri commenti…posso nei prossimi giorni coinvolgervi per qualche consiglio? grazie e spero a presto


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