Poste Italiane “senza posta”. Fare brand senza prodotto.

Il primo elemento per poter fare branding efficace è avere un buon prodotto. Poste Italiane non rispetta in pieno, secondo noi, questa regola di base.

Negli ultimi anni il lavoro di svecchiamento della propria immagine ha dato buoni frutti: oggi quest’azienda è riconoscibile e riconosciuta da tutti. Ma il punto critico resta un altro: quale sarà il futuro di Poste senza le poste?

È evidente il fatto che il core business si è spostato. Non sono più le spedizioni e le raccomandate a sostenere le attività di Poste, ma conti correnti, carte di credito &Co.

Immaginiamo quindi di dover spedire un pacco, in modo rapido e sicuro. Prima di andare alle Poste e affrontare code interminabili e la paura che la spedizione non vada a buon fine, pensiamo che molti di noi preferirebbero corrieri privati.
Però, se dovessimo aprire un conto senza troppe complicazioni, Poste sarebbe la scelta più immediata.

Come può allora quest’azienda togliere le associazioni negative al proprio brand che ancora oggi vengono in mente ai consumatori?

Ampliare la propria offerta,strategia che è stata seguita fino ad oggi, può essere sufficiente?

O tralasciare i servizi postali (esplicitati anche dal nome) può dissolvere il valore del brand?

3 Responses to “Poste Italiane “senza posta”. Fare brand senza prodotto.”


  1. 1 Makemarketing 18 giugno, 2008 alle 11:44 am

    Difficile far togliere ai consumatori anni, lustri e decenni di percezione negative di poste. Complice del tutto anche il non essere a passo con i bisogni dei clienti, che oramai si aspettano da poste un servizio ottimo e celere, che non hanno ancora trovato. A mio avviso per aumentare il valore del brand non hanno bisogno di cambiare core business o ampliare l’offerta, basterebbe cambiare il modo con cui poste lavora: far porvare alla clientela un’esperianza, una cerimonia, un qualcosa che aumenti la percezione positiva del “prodotto postale”. Per dirla alla “markettara”, basterebbe passare da una “gestione per regole” ad una più avvincente “gestione economica dell’esperienza”. Ma mi sa che Poste é “vecchia” e certe cose non può capirle

  2. 2 welovebranding 19 giugno, 2008 alle 2:43 pm

    Anche noi abbiamo dubbi sulla strada dell’ampliamento dell’offerta e simili.
    Però forse, prima dell’esperienziale è prioritario fare un servizio efficiente perché i clienti chiedono questo, in prima battuta!

  3. 3 Il Morello 20 giugno, 2008 alle 10:05 am

    Telecom Italia, Alitalia, Trenitalia, Rai… Le aziende italiane post-monopoliste hanno tutte gli stessi problemi. Sarà un caso?

    Comunque, non solo poste ha fatto bene a differenziare, ma io credo che i suoi prodotti no-core siano tutti fantastici da un punto di vista marketing. Il Postepay è stato geniale, PosteMobile è così innovativo che andrebbe premiato (avete visto la campagna con le sim dedicate agli immigrati? Poste Italiane è la prima azienda a dedcicarsi seriamente a quel mercato, prima o poi arriva anche la gdo, credetemi)…

    Il core business semplicemente non è redditizio, così come non sono redditizi i treni locali e le telefonate urbane. Secondo me è perchè per anni è mancata sana competizione di mercato. Rimedio? Spin-off del business strettamente postale in vista di una fusione con Deutsche Post per creare un operatore europeo. Che ne dite?

    Concludo dicendo che il logo di PosteItaliane è molto azzeccato e che l’azienda ha bravi marketers.


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