Archivio per luglio 2008

Sfide olimpiche

Adidas è lo sponsor ufficiale delle Olimpiadi di Pechino. Nike risponde con la Nike Plus Human Race, un’iniziativa globale di cui apprendiamo qui.

Poiché già da oltre un anno, proseguono le polemiche sull’eticità delle aziende che sponsorizzeranno ufficialmente le “Olimpiadi del genocidio” (tra queste, Visa, Mc Donald’s, Coca Cola,…), viene da chiedersi se l’iniziativa di Nike non risponda ad una precisa strategia.

Da una parte potrebbe trattarsi della risposta quasi obbligata al non essere nel novero degli sponsor: per evitare una sovraesposizione del brand concorrente, Nike promuove una gara sportiva che coinvolge corridori di 25 Paesi e la pone comunque al centro dell’attenzione.

Dall’altra parte, potrebbe essere frutto di una scelta ragionata per evitare nuove polemiche sul legame dell’impresa con lo sfruttamento della manodopera.

VodafoneLab. Il brand deve essere condivisione.

Abbiamo aspettato un po’ prima di affrontare un argomento “caldo” degli ultimi giorni. Volevamo vedere come si evolveva.

Parliamo di Vodafone Lab.

La settimana scorsa, durante Bloglab del prof. Epifani, ne abbiamo discusso con Alessio Jacona e Antonio Sofi. Tutti d’accordo sulla bontà dell’iniziativa, perplessi sui primi risultati ma fiduciosi per uno sviluppo futuro.

È vero: l’uscita dell’Iphone e le polemiche sulle tariffe degli operatori italiani hanno reso il momento di lancio della piattaforma un controsenso. Ma tant’è: tutti se ne sono accorti e tutti, in rete, cercano di dare all’azienda il proprio consiglio.
Al di là del futuro più o meno radioso della piattaforma, il brand Vodafone ne guadagna. Prima dei concorrenti è riuscito ad aprirsi ai propri consumatori e ad accettare la “sfida” delle critiche e dei commenti aperti agli utenti della rete.

Adesso però, un appunto: Vodafone Lab si propone come dialogo e condivisione. Non si può stare solo ad ascoltare, bisogna interagire anche se questo vuol dire rispondere ai consumatori più polemici: tra i commenti ai vari post non vediamo voci aziendali di risposta.

Brands Award 2008

Sono usciti due giorni fa i risultati di Brands Award 2008, il concorso promosso da Il Sole 24 Ore Business Media e da IRI giunto quest’anno alla nona edizione.

Qui la classifica finale.

Il top brand è Gran Soleil di Ferrero premiato “per il mix innovativo di eccellenza, con nuove tecnologie di produzione e un posizionamento vincente nell’area ‘gusto&servizio’, oltre al supporto di una campagna di comunicazione di facile ricordo e di azioni promozionali sul punto vendita”, come apprendiamo qui.

La novità Iphone. La classica sfida Apple vs Microsoft.

L’uscita imminente di Iphone ci ha fatto riflettere di nuovo su Apple.

Il pensiero si lega all’ormai storica contrapposizione tra il brand della mela e il competitor Microsoft.
Aldilà delle opinioni personali (è meglio il Mac, Windows però è più diffuso,etc.) dal punto di vista strategico (e di branding) la differenza più evidente e più importante è che Apple può contare su supporti fisici (Mac, Ipod e adesso Iphone) che permettono al consumatore di toccare con mano la “filosofia” dell’azienda di Steve Jobs.

Dall’altra parte, invece, Microsoft resta soltanto un’impresa di software, intangibili come i suoi valori e si lega indistintamente agli hardware di tutte le marche.
Se da una lato questo è un vantaggio (assicura un “quasi monopolio” del settore), dall’altro può essere un punto di debolezza: i clienti sceglieranno il proprio pc valutando sempre più le prestazioni del processore, l’ampiezza della memoria,… con scarsi legami con Microsoft, incluso “a priori” nel “pacchetto” Acer, Hp,…

Apple, quindi, è riuscita ad aggregare i suoi consumatori in una tribù, nata attorno ai suoi prodotti che permettono ai Mac-users di identificarsi e di riconoscersi l’un l’altro.
Per Microsoft questo è molto più difficile.

Pace, aiuto e solidarietà: anche il non profit è brand

Qualche tempo fa, un commento ad un nostro post diceva che “Non tutti i brand sono cattivi, ci sono anche i cattivissimi”.

 Ci chiediamo: come si può affermare che Emergency sia un brand cattivo (o “cattivissimo”)?
Parliamo di Emergency perché è il caso più conosciuto, forse il più importante nel panorama italiano, ma potremmo citare anche Croce Rossa, Medici senza frontiere e altre organizzazioni analoghe.

Non si parla di marca soltanto nel caso di prodotti o aziende. Se ne parla per un servizio, per un territorio, per un’organizzazione, anche non-profit.
Emergency è un brand a tutti gli effetti.

 Incrociamo per strada un ragazzo con una t-shirt con una grande “E” rossa cerchiata, cosa pensiamo? Sicuramente all’organizzazione di Gino Strada e con questa anche a tutti i valori di cui si fa portatrice. Se volessimo sintetizzare il pensiero del ragazzo incontrato sarebbe: “io sono contro la guerra e voglio aiutare le vittime innocenti dei conflitti”

Ecco che già il solo logo rosso ha riassunto i valori di quest’associazione e ce li ha immediatamente richiamati alla mente.

Emergency lavora affinché questi valori siano conosciuti e condivisi da tutti: cerca di trasmettere emozioni, creare relazioni con coloro che sosterranno materialmente la sua causa umanitaria.

Per questo motivo fare branding (o marketing se si vuole ampliare la visione) non è un’ “azione cattiva”: anche i principi più nobili hanno bisogno di essere sostenuti.


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