Archivio per settembre 2008

A lezione di brand

Interbrand, la società americana che in fatto di brand (e misurazione del valore delle marche) “fa scuola”, sale in cattedra e stila un promemoria sui princìpi che guidano i brand manager odierni, o almeno quelli della classifica Best Global Brands 2008.
Noi non possiamo che tradurre e prendere appunti.

Lezione 1: Il coinvolgimento con il brand è cruciale.
Si sente parlare sempre più di employer branding e coinvolgimento dei dipendenti. In Italia, la medaglia d’oro del posto di lavoro ideale risulta essere Ferrari, dove i lavoratori condividono appieno i valori del brand e se ne fanno portavoce all’esterno.

Lezione 2: I brand del lusso seguono le maree dell’economia globale, ovvero riescono sempre a stare a galla con il “mare grosso”. Anche in periodi di crisi, come quello attuale, possono contare sui loro consumatori più fedeli. Le aziende devono lavorare per averne tanti e tenerli sempre legati al proprio brand.

Lezione 3: Conosci te stesso e costruisci fedeltà negli altri. La lezione sembra banale, ma non è detto che tutti la seguano. Ancora oggi tante aziende parlano di bei valori ma senza farsi guidare da questi nel loro lavoro quotidiano.
Rispettare le promesse fatte ai consumatori è un diktat che non può essere ignorato.

Lezione 4: I brand definiscono i confini dell’economia globale.
Interbrand ci suggerisce che il legame con un territorio o uno stato particolare è ancora uno strumento forte per chiarire l’identità di un brand. Tanto forte da ribaltarsi: oggi, addirittura, i brand definiscono i confini dell’economia molto più delle singole nazioni. Pensare all’Italia, ad esempio, non significa pensare allo stato in sé ma ai suoi marchi famosi in tutto il mondo.

E l’ultima lezione, quella che a noi sembra tanto radicale quanto, molto spesso, trascurata: La tecnologia continua a dare potere ai consumatori. Perché, allora, ancora così poche aziende si rendono conto che la Rete cambia in modo radicale il pubblico ed è anche una risorsa chiave?

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La forza di un brand “sotto gli occhi”

In questo periodo, impegnate sulla tesi, siamo particolarmente sensibili alle notizie di brand della distribuzione.

Dopo aver appreso che la catena inglese Tesco continua la sua strategia di innovazione non solo di prodotto ma anche di formato del punto vendita, troviamo qui la notizia del brand GS che si “rinfresca”.

Razionalizzare un brand indica un procedimento semplice ed intuitivo: si possono ottimizzare risorse “utilizzando un solo nome”. Diperdì è il nome di piccoli supermercati di vicinato che Gs-Carrefour possiede in tante città italiane.

Partendo da Roma, però, ha deciso di sostituire i Diperdì con il brand GS Express.

Iniziativa lodevole dal nostro punto di vista: si rafforzano in questo modo l’identità e la conoscenza del marchio e si offrono al consumatore più occasioni di contatto.

Toscana, orfana di brand.

Appena rientrate dalle vacanze non potevamo che ricominciare da dove siamo arrivate.

Il gioco di parole per riflettere su un brand che ci sta a cuore, per ovvi motivi: la Toscana.

Ci chiediamo: perché manca una bella iniziativa di branding territoriale come, ad esempio, España?
Il “materiale” e la conoscenza del “prodotto” ci sono. A chi non vengono in mente le colline, i vigneti e le città d’arte pensando a questa regione?

Ma nonostante tutto troviamo soltanto un sito pieno di informazioni ma freddo (come si adatta al linguaggio istituzionale) e tante iniziative locali che, non trovando una linea d’azione comune, si limitano a parlare con chi queste zone già le conosce.

Il rischio è che si perda un’occasione per creare un’identità comune (e fare forza su questa) oppure che altre regioni, più lungimiranti, raccolgano la sfida di branding e i turisti che questa porta con sé.


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