Cosa NON fare col Web 2.0: un esempio pratico.

Giusto pochi giorni fa, forti delle dichiarazioni di un’azienda come Unilver, ci immaginavamo un futuro roseo, in cui le aziende, pronte e capaci a conversare e creare relazioni con i propri consumatori, usavano in modo appropriato gli strumenti del web 2.0.

Oggi siamo costrette a tornare alla cruda realtà con questo “commento” di Opera Divani che arriva sul nostro blog. Non abbiamo filtri per i commenti, ma non appena abbiamo visto quello in questione, la prima tentazione è stata di depennarlo.

Meglio lasciarlo invece, perché forse un’azione è meglio di 1000 parole e il commento in questione è proprio l’esempio chiaro di quello che un’azienda NON DEVE FARE.
Quali obiettivi può avere il marketing di un’impresa che mette in campo un’azione del genere? Visite sul proprio sito? E poi, cosa rimane? Con chi si crea una relazione?

Essere sul web è importante, ma bisogna farlo in modo consapevole e competente. In una conversazione dal vivo non si interviene senza avere niente da dire ed anche in rete è meglio stare in silenzio, piuttosto che “parlare per dare aria alla bocca” (come si dice dalle nostre parti).

La realtà è che c’è ancora da lavorare. E molto.

2 Responses to “Cosa NON fare col Web 2.0: un esempio pratico.”


  1. 1 Luca 29 aprile, 2009 alle 12:37 pm

    Mi dispiace prendere atto di questo comportamento. Io penso che esiste una grande differeza tra Unilever e questa aziendina Opera che non ha colpe tranne quella di essere solo una piccola realta ingorante. Ingorante perchè non capisce la differenza fra spam e commento. Io spero che con la stessa ignoranza non si approccia alla porduzione dei suoi prodotti altrimenti non saprei cosa uscirebbe fuori.
    Penso anche un’azienda non si può improvvisare 2.0, dietro deve avere un piano e sopratutto persone competenti.

  2. 2 Niconico 11 maggio, 2009 alle 5:38 pm

    Da un lato esempi come questo dimostrano quanto ci sia ancora da fare per educare le aziende, che sembrano percepire delel potenzialità nel web 2.0 senza interrogarsi però sulle modalità più corrette per sfruttarle. Ma credo che il centro di tuttoi sia effettivamente l’ignoranza: ignoranza teorica, certo, ma anche ignoranza pratica. Se queste persone si ponessero nei confronti del web prima di tutto come fruitori, di riflesso capirebbero certe dinamiche e certe differenze. L’impressione che mi danno spesso i clienti è di chi non ne sa nulla nè vuole saperne nulla, ma ha sentito parlare di blog, di social network et similia e vuole esserci. L’importante è esserci per questa gente, e quando si ragiona così non ci si può aspettare molto di più che spam sgrammaticata e senza senso come quella che avete ricevuto voi.


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