Archive for the 'Brand e packaging' Category

E per cena: una tazza di pasta da Barilla.

Martedì sera, assiePasta Cupme ad altri blogger, abbiamo partecipato ad una cena organizzata per il lancio delle Pasta Cup Barilla.
Si tratta di una porzione di pasta già condita, surgelata e racchiusa in un “tazzone blu Barilla”, pronto per il microonde.

Abbiamo assaggiato una delle varianti proposte (fusilli integrali alle verdure) e il prodotto ci è piaciuto. In poco più di 3 minuti si può avere una porzione abbondante di pasta al dente e ben condita.

Due riflessioni: la prima sul prodotto e la seconda sul brand.

Certamente la Pasta Cup è diversa dal piatto di pasta e dal sugo appena preparati, ma promette bene: è un giusto compromesso tra rapidità e qualità.  Di certo non pretende di essere il “pranzo della domenica”, ma è un ottimo sostituto del pasto in ufficio.

Un punto di merito alla marca: pur producendo il consumer good per eccellenza, cerca di innovare e di andare incontro alle nuove esigenze dei consumatori. Allo stesso tempo, però, a tutela del brand e della sua identità  è necessario far sì che l’alto tasso di innovazione non prevalga sul valore core di Barilla: la tradizione.

Altre “cronache” della serata qui e qui.

L’ “all black” di Alixir

Barilla ha scelto per la nuova linea di prodotti Alixir un packaging davvero insolito. Pane, cereali, succhi di frutta e barrette sono racchiusi in confezioni completamente nere e che non lasciano intravedere il contenuto.
bevanda AlixirMa mi chiedo: quanto questo può essere accattivante per il consumatore? Ho fatto alcune ricerche ed ho scoperto che era forte la volontà di distinguersi dal resto dei prodotti simili. Questo scopo sicuramente è stato raggiunto: è impossibile non notare la “macchia nera” dei prodotti Alixir sugli scaffali dei supermercati.
Ma questo spirito guidato dal design è sufficiente per invogliare all’acquisto il consumatore che ha bisogno di vedere e capire all’istante che cosa sta comprando?

Maria Laura

Un packaging chiamato Ipod

L’altro giorno, una frase del Prof. Rea, mi ha suggerito una nuova riflessione su Apple e Ipod, di cui avevamo già parlato qui. “Steve Jobs non ha fatto un prodotto, ma un packaging. Grazie a questo è riuscito a creare una nuova categoria di beni: non il lettore MP3, perché esisteva già, ma l’Ipod“.Due pensieri.

Ovviamente Apple store New Yorksi tratta di un concetto di “confezione” inteso in senso lato: non solo scatole e sacchetti, ma tutto quello che “riveste” il cuore del prodotto stesso.
Anche per Ipod si può parlare di packaging come un vero e proprio strumento di comunicazione a disposizione dell’azienda; non è forse questo il primo punto di contatto tra brand e cliente sul punto vendita?

D’altra parte, però, il primo pensiero necessita del secondo: si può fare della buona comunicazione anche con il packaging, solo se il prodotto è di ottima qualità.

Spero di aver precisato cosa intendevamo per “innovazioni” nel nostro post precedente.

Veronica


branding steps

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