Archive for the 'Brand e servizi' Category

Telecom Italia: tocca all’innovazione.

telecom italiaL’attività di Telecom Italia dell’ultimo periodo ci ha fatto riflettere sul suo posizionamento.

A marzo ha lanciato Working capital, un progetto di venture capital interessante ed innovativo che tutti hanno salutato con entusiasmo perché finalmente, anche in Italia, qualcuno si è deciso a puntare sui giovani e sulle loro idee.
Venice Sessions, invece, è un insieme di incontri nei quali imprenditori, filosofi, giornalisti, etc. conversano e cercano di capire qualcosa sul futuro che verrà (“le conseguenze del futuro” è, non a caso, il sottotitolo dell’iniziativa).

Quello che colpisce è che dietro ad entrambe queste attività ci sia un’azienda che i consumatori vedono ancora legata a parole come inefficienza, costi elevati, lentezza: Telecom Italia.

Telecom vuol dire ai propri utenti e non solo che quest’impresa fa innovazione e progresso. Per differenziarsi dai competitor, quindi, l’azienda ha spostato il punto di vista ed ha messo da parte i suoi prodotti, che ormai tutti conoscono, per parlare d’altro e rinforzare il ruolo che ha svolto per la comunicazione nel nostro Paese.

Noi speriamo che questo spostamento del focus voglia dire contemporaneamente due cose: che il valore fondamentale della marca è l’innovazione ma anche che l’azienda si impegna seriamente per risolvere tutti quei problemi con i propri utenti per i quali è, ad oggi, più nota.

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Toscana, orfana di brand.

Appena rientrate dalle vacanze non potevamo che ricominciare da dove siamo arrivate.

Il gioco di parole per riflettere su un brand che ci sta a cuore, per ovvi motivi: la Toscana.

Ci chiediamo: perché manca una bella iniziativa di branding territoriale come, ad esempio, España?
Il “materiale” e la conoscenza del “prodotto” ci sono. A chi non vengono in mente le colline, i vigneti e le città d’arte pensando a questa regione?

Ma nonostante tutto troviamo soltanto un sito pieno di informazioni ma freddo (come si adatta al linguaggio istituzionale) e tante iniziative locali che, non trovando una linea d’azione comune, si limitano a parlare con chi queste zone già le conosce.

Il rischio è che si perda un’occasione per creare un’identità comune (e fare forza su questa) oppure che altre regioni, più lungimiranti, raccolgano la sfida di branding e i turisti che questa porta con sé.

Sentirsi un brand

Anche un tabaccaio può sentirsi un brand e agire di conseguenza.

Pianificare, comunicare, curare l’immagine e fidelizzare il cliente.

È quello che abbiamo trovato in un’intervista comparsa sulla Repubblica qualche giorno fa.

Ci ha colpito per la “vicinanza” territoriale: Barbara Malinconi è la titolare della tabaccheria “L’isola del tesoro” di Campi Bisenzio, in provincia di Firenze. Il negozio è talmente noto per le numerose giocate (è la prima ricevitoria d’Italia per introiti) e le vincite, da non considerarsi più un semplice tabaccaio ma una vera e propria impresa attenta al proprio “marchio”.

Anche questo è branding.

Poste Italiane “senza posta”. Fare brand senza prodotto.

Il primo elemento per poter fare branding efficace è avere un buon prodotto. Poste Italiane non rispetta in pieno, secondo noi, questa regola di base.

Negli ultimi anni il lavoro di svecchiamento della propria immagine ha dato buoni frutti: oggi quest’azienda è riconoscibile e riconosciuta da tutti. Ma il punto critico resta un altro: quale sarà il futuro di Poste senza le poste?

È evidente il fatto che il core business si è spostato. Non sono più le spedizioni e le raccomandate a sostenere le attività di Poste, ma conti correnti, carte di credito &Co.

Immaginiamo quindi di dover spedire un pacco, in modo rapido e sicuro. Prima di andare alle Poste e affrontare code interminabili e la paura che la spedizione non vada a buon fine, pensiamo che molti di noi preferirebbero corrieri privati.
Però, se dovessimo aprire un conto senza troppe complicazioni, Poste sarebbe la scelta più immediata.

Come può allora quest’azienda togliere le associazioni negative al proprio brand che ancora oggi vengono in mente ai consumatori?

Ampliare la propria offerta,strategia che è stata seguita fino ad oggi, può essere sufficiente?

O tralasciare i servizi postali (esplicitati anche dal nome) può dissolvere il valore del brand?


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