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E per cena: una tazza di pasta da Barilla.

Martedì sera, assiePasta Cupme ad altri blogger, abbiamo partecipato ad una cena organizzata per il lancio delle Pasta Cup Barilla.
Si tratta di una porzione di pasta già condita, surgelata e racchiusa in un “tazzone blu Barilla”, pronto per il microonde.

Abbiamo assaggiato una delle varianti proposte (fusilli integrali alle verdure) e il prodotto ci è piaciuto. In poco più di 3 minuti si può avere una porzione abbondante di pasta al dente e ben condita.

Due riflessioni: la prima sul prodotto e la seconda sul brand.

Certamente la Pasta Cup è diversa dal piatto di pasta e dal sugo appena preparati, ma promette bene: è un giusto compromesso tra rapidità e qualità.  Di certo non pretende di essere il “pranzo della domenica”, ma è un ottimo sostituto del pasto in ufficio.

Un punto di merito alla marca: pur producendo il consumer good per eccellenza, cerca di innovare e di andare incontro alle nuove esigenze dei consumatori. Allo stesso tempo, però, a tutela del brand e della sua identità  è necessario far sì che l’alto tasso di innovazione non prevalga sul valore core di Barilla: la tradizione.

Altre “cronache” della serata qui e qui.

User engagement cercasi.

Gli spunti che ci arrivano sul legame tra i brand ed il web 2.0 sono sempre più numerosi: post sui blog, convegni, report, etc… cercano di definire le regole per fare branding online.
Il fatto che sempre più aziende siano interessate all’utilizzo del web 2.0 è un passo avanti; anzi, quelle che non lo fanno perdono un’occasione importante per sperimentare quel coinvolgimento dei consumatori che sarà un elemento fondamentale per la brand equity nel futuro.

Però, se è vero che non esistono regole univoche e bisogna “provare per imparare“; è vero anche che una regola di base c’è: non solo ascoltare, ma anche essere preparati a rispondere e a “creare” qualcosa con i consumatori, sia esso un prodotto o semplicemente un dialogo.

Ma se avere le istruzioni per l’uso è importante, qui trovate qualche consiglio interessante.

Nonostante tutto, un Mulino intelligente.

Dopo poco più di un mese dal lancio, ci sentiamo di dire che il blog del Mulino Bianco potrebbe essere migliorato:  post troppo lunghi, linguaggio un po’ “artefatto”; ma c’è tempo.

Se però si guarda a tutta la piattaforma (soprattutto la sezione con le idee da votare) come un’iniziativa dell’azienda che vuole mettere a disposizione dei suoi fan/consumatori uno spazio per raccogliere idee, invece di disperderle nei tanti gruppi di Facebook, video delle campagne più belle su Youtube, etc. si vede che è un esempio intelligente di utilizzo della rete per creare relazioni.

Sicuramente meglio di “aggiungi Mulino agli amici” su facebook: non si può proprio sentire!

Are you ready?

Ieri ci è capitato per le mani questo video, un po’ lungo, ma divertente!

Inoltre, in questi giorni abbiamo potuto parlare del concetto di user engagement all’interno di un’azienda e, nonostante la curiosità, i nostri interlocutori continuavano a chiedersi perché un’impresa dovrebbe mettersi in rete e creare relazioni (vere!) con i propri clienti.

Per noi è chiaro, ma ci siamo chieste: in Italia, brand e imprese (tolte alcune eccezioni) sono veramente pronti per il web 2.0?

VodafoneLab. Il brand deve essere condivisione.

Abbiamo aspettato un po’ prima di affrontare un argomento “caldo” degli ultimi giorni. Volevamo vedere come si evolveva.

Parliamo di Vodafone Lab.

La settimana scorsa, durante Bloglab del prof. Epifani, ne abbiamo discusso con Alessio Jacona e Antonio Sofi. Tutti d’accordo sulla bontà dell’iniziativa, perplessi sui primi risultati ma fiduciosi per uno sviluppo futuro.

È vero: l’uscita dell’Iphone e le polemiche sulle tariffe degli operatori italiani hanno reso il momento di lancio della piattaforma un controsenso. Ma tant’è: tutti se ne sono accorti e tutti, in rete, cercano di dare all’azienda il proprio consiglio.
Al di là del futuro più o meno radioso della piattaforma, il brand Vodafone ne guadagna. Prima dei concorrenti è riuscito ad aprirsi ai propri consumatori e ad accettare la “sfida” delle critiche e dei commenti aperti agli utenti della rete.

Adesso però, un appunto: Vodafone Lab si propone come dialogo e condivisione. Non si può stare solo ad ascoltare, bisogna interagire anche se questo vuol dire rispondere ai consumatori più polemici: tra i commenti ai vari post non vediamo voci aziendali di risposta.


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