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Da brand a lovemark: Harry Potter 12 anni dopo

Questo è il primo weekend di permanenza di Harry Potter ed il Principe Mezzosangue nelle sale ed anche stavolta, già dopo pochi giorni, si conferma il successo della saga.
Sul fatto che Harry Potter sia un vero e proprio brand, non ci sono dubbi: sono ormai dodici anni (il primo libro, infatti, è uscito in Gran Bretagna nel 1997) che ogni notizia, ogni nuovo episodio, sia esso un libro o un film, diventano un evento mondiale e creano un giro d’affari più che notevole.

Non soltanto, a partire dal libro, tutte le estensioni (film,  giochi e videogiochi, merchandising,…) hanno incrementato il valore della marca, ma, a sua volta, Harry Potter ha generato ulteriori brand. La stessa autrice, J.K. Rowling, gli attori, sono passati, da essere un elemento di Harry Potter, ad incarnare marche a se stanti. Tanto che, ad oggi, hanno un valore quantificato anche aldilà della storia del maghetto.

Ma tutto ciò accade in rBinario 9 3/4ari casi e di fronte ad un brand che è, piuttosto, un lovemark. Questo lo dimostra anche la comunità internazionale ed intergenerazionale dei fan che vive ogni novità come un evento e che cerca di ritrovare nella realtà e protrarre nel tempo la promessa di questa marca. Una delle testimonianze è l’indicazione del binario 9 ¾ alla stazione di King’s Cross a Londra, vero e proprio luogo di culto, che sopravviverà alla fine temporale dei film.

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Qualche spunto da Philip Kotler.

Si è tenuto oggi l’intervento di Philip Kotler “La pubblicità è servita” al Politecnico di Milano.

Noi l’abbiamo ascoltato in streaming ma ci aspettavamo qualcosa in più. Nonostante questo però, qualche spunto interessante c’è stato e cerchiamo di riassumerlo

1) Il punto di partenza è noto: i contesti di azione (i mercati) sono sempre più complessi;

2) La conseguenza del primo punto è che non è più possibile definire un paradigma o delle regole valide a priori.

3) Allora è possibile soltanto individuare qualche “adjustment”, qualche tendenza di comportamento da parte di consumatori e aziende; ad esempio, i primi tendono a preferire prodotti e brand low cost (Kotler cita le private label della grande distribuzione che prendono sempre più piede, a discapito dei grandi national brands)

4) di fronte alla complessità è importante, per le aziende, agire subito tenendo presenti 3 capisaldi: rinnovamento, innovazione e marketing;

5) e per quanto riguarda la comunicazione? Il prof. Kotler sostiene che è necessario ripensare tutto in termini di “conversation” e non più di “promotion”;

6) questo significa soprattutto puntare sui social media rispetto ai media tradizionali: blog, podcast, youtube e tutti i canali che prevedono condivisione; questi strumenti permettono alle aziende di intercettare i potenziali consumatori (soprattutto i più giovani) e coinvolgerli nella co-creazione del valore del brand.

7) il brand rimane un key concept, anche se è necessario trovare nuovi spazi e modalità di relazione coi clienti. Per poter mettere realmente in pratica azioni di co-creazioni Kotler ribadisce che il concetto di segmento deve essere sostituito con quello di “community“.

Insomma, sicuramente un intervento interessante, anche se non proprio da “pioniere”. Però ci ha fatto piacere sentire che anche un “pezzo di storia del marketing” come Kotler consideri prioritari elementi come la co-creazione, la condivisione ed il coinvolgimento dei consumatori.

Per una trascrizione approfondita dell’intervento di Kotler e degli altri ospiti della sessione di lavoro, vi rimandiamo qui.

Telecom Italia: tocca all’innovazione.

telecom italiaL’attività di Telecom Italia dell’ultimo periodo ci ha fatto riflettere sul suo posizionamento.

A marzo ha lanciato Working capital, un progetto di venture capital interessante ed innovativo che tutti hanno salutato con entusiasmo perché finalmente, anche in Italia, qualcuno si è deciso a puntare sui giovani e sulle loro idee.
Venice Sessions, invece, è un insieme di incontri nei quali imprenditori, filosofi, giornalisti, etc. conversano e cercano di capire qualcosa sul futuro che verrà (“le conseguenze del futuro” è, non a caso, il sottotitolo dell’iniziativa).

Quello che colpisce è che dietro ad entrambe queste attività ci sia un’azienda che i consumatori vedono ancora legata a parole come inefficienza, costi elevati, lentezza: Telecom Italia.

Telecom vuol dire ai propri utenti e non solo che quest’impresa fa innovazione e progresso. Per differenziarsi dai competitor, quindi, l’azienda ha spostato il punto di vista ed ha messo da parte i suoi prodotti, che ormai tutti conoscono, per parlare d’altro e rinforzare il ruolo che ha svolto per la comunicazione nel nostro Paese.

Noi speriamo che questo spostamento del focus voglia dire contemporaneamente due cose: che il valore fondamentale della marca è l’innovazione ma anche che l’azienda si impegna seriamente per risolvere tutti quei problemi con i propri utenti per i quali è, ad oggi, più nota.

E Gaspar?

Appena tornate dall’incontro conclusivo del Bloglab 2008, ci siamo poste il seguente quesito: ma Gaspar Torriero è un brand?

Le premesse ci sono tutte. Come ogni brand ha una sua storia (chiaramente in riferimento alla rete): il Prof. Epifani l’ha definito oggi uno dei blogger più conosciuti e più “antichi”.

La conoscenza è infatti uno degli elementi che danno valore al brand: chi tra i blogger non lo conosce? Poi c’è la qualità: il suo è un blog di contenuti. Per non parlare della fiducia di tutti coloro che lo seguono, proprio come dei “consumatori fedeli”. Per questi motivi, secondo noi non c’è dubbio: Gaspar è un brand e questo è il suo logo:


Questo post in tono scherzoso (sperando che Gaspar non si offenda!) è per ringraziarlo dei preziosi consigli che ci hanno consentito di classificarci al secondo posto in questa edizione.
Un ringraziamento, chiaramente, anche a tutti gli altri che ci hanno votato e seguito in questi mesi.

 

Brands Award 2008

Sono usciti due giorni fa i risultati di Brands Award 2008, il concorso promosso da Il Sole 24 Ore Business Media e da IRI giunto quest’anno alla nona edizione.

Qui la classifica finale.

Il top brand è Gran Soleil di Ferrero premiato “per il mix innovativo di eccellenza, con nuove tecnologie di produzione e un posizionamento vincente nell’area ‘gusto&servizio’, oltre al supporto di una campagna di comunicazione di facile ricordo e di azioni promozionali sul punto vendita”, come apprendiamo qui.


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